giovedì, 20 novembre 2008

ARRIVEDERCI A TUTTI

IL BLOG E' UFFICIALMENTE CHIUSO

...a giorni provvederò al suo smantellamento...

R. L.

giovedì, 21 febbraio 2008

Lunediblog

01/ Nubi di ieri sul nostro domani

In quest’ultimo anno ho trascurato alquanto questo blogghetto (salvo per martellanti e spudorate pubblicità di me stesso), senza concrete ragioni a parte la stanchezza, piuttosto e anzicheno. Eppure di cose degne di scrittura&commento&approfondimento ce ne sarebbero a bizzeffe. Ma tant’è.

Alla fine però mi son detto perché non ricominciare a scarabocchiarci su con un minimo di regolarità? Mica tutti i giorni, tre volte la settimana neanche, due già si boccheggia, ma una, dico una, che male c’è? In fondo, il lunedì è il giorno più stupido della settimana e allora perché non perdere mezzora sopra il blog?

 

Perdiamola, quindi, sta mezzora benedetta.

 

Insomma, si torna alle urne. La legislatura (la più breve dell’historia patria) chiude il sipario senza troppi colpi di teatro, tranne tre fette di mortadella, due bottiglie di Asti Cinzano allungate col bicarbonato e il falso Neruda di Mastella. Un mio amico ha notato la singolare analogia tra la sparata intellettuale del segretario Udeur e l’aumento di vendite in libreria del vate cileno. Chissà….

 

La legge elettorale, tanto per dirne una a caso, è sempre quella. Cambiano però le alleanze. L’Unione, infatti, è morta, ella fu siccome immobile, non c’è più. Un altro amico, più cattivo del precedente, mi chiede: “ma perché, era mai esistita?”.  Mah. La sinistra, si divide (un terzo amico, il più cattivo di tutti, esclama dalle retrovie: “guarda che è divisa dal 1921, Congresso di Livorno, do you remember?”). Da una parte la Cosa Rossa, che non è un film di Dario Argento, ma il nomignolo della sinistra barricadiera, che candida leader Bertinotti, quello che aveva detto “dopo la Presidenza della Camera, mi ritiro e faccio il nonno”. Dall’altra il PD, con candidato Veltroni che, sempre a proposito di novità e di necessità di facce nuove, aveva detto: “faccio il sindaco di Roma e poi vado a fare il missionario in Africa”. La Lega dei Nonni e le Associazioni Pro Africa cercano personale: chi vuole, si faccia avanti. E c’è poi la Cosa Rossissima, a sinistra della Cosa Rossa, a sinistra di tutto, Turigliatto&soci, il cui programma è spudoratamente copiato dalla Comune di Parigi e dalle barricate di Lipsia, 1870 o giù di lì.

 

La destra, come al solito, batte qualsiasi possibile immaginazione. Berlusconi secondo i suoi sondaggi ha il 112% di vantaggio sugli avversari, fonda un partito in un pomeriggio (record assoluto: almeno Forza Italia era nata in un mese) strillandolo da una macchina e mostrando le stimmate dei suoi fans tatuate sul corpo (anche l’occhio vuole la sua parte, eccheccazzo!!).

Fini qualche settimana fa aveva strillato: “un partito con Silvio manco morto”. E adesso eccolo lì, intento a sciogliere Alleanza Nazionale nell’acido del PDL. Ma mica solo Fini…in questo benedetto PDL ci entrano tutti, ma proprio tutti: i neodiccì di Rotondi, i neopsi, la Mussolini, Dini (DINI!!!!!)…ma in fondo si sa, loro sono la Casa della Libertà, e come ci ricordavano a Tunnel negli eroici anni ’90, fanno un po’ come cazzo gli pare. Berlusconi, ad ogni modo, assicura una campagna elettorale incentrata sul fair play. Non è più il Caimano, giura.

Chiamato in causa, Nanni Moretti risponde: “quel film, oggi, lo rigirerei identico…non è cambiato nulla, siamo un paese senza speranza”. Una delle poche cose intelligenti sentite in questi giorni.

 

A proposito di Nanni, almeno un paio di bei film li ho visti. “Irina Palm” e “Caos Calmo”. Vogliamo dire qualcosa sulle veementi critiche della chiesa riguardo alla scena di sesso Moretti/Ferrari? No, non diciamo nulla, sennò m’incazzo di brutto.

È un film bello. Anzi bellissimo. E questo basta.

 

Cinema a parte, caos. E nemmeno calmo.  I miei giorni passano in una frenetica collezione di articolacci e incazzature varie. Da giornali più che illustri vengo a sapere che sta per essere lanciato anche in Italia il “Naked TG”, un telegiornale condotto da giornaliste (sic!) completamente nude. I medesimi giornali di cui sopra mi informano, sulla stessa pagina, che in Olanda è stato organizzato un reality show per fare confessare l’assassino di una minorenne e che, su un noto sito internet, personaggi strafamosi un po’ avanti con gli anni, raccontano le loro meravigliose esperienze con il Viagra. Il senso di tutto, ovviamente, mi sfugge e mi confonde, al punto che Stallone sessantenne che non pago presenta l’ennesimo Rambo mi sembra quasi rassicurante. 

 

In tutto questo pandemonio, pare sia uscito il mio nuovo libro, dedicato al G8. Mah. Un mio ennesimo amico, spietato, mi dà del cretino. A chi cazzo importa, nella nostra Italia, sentir parlare di diritti, verità e giustizia?

Sospiro e non posso far altro che dargli ragione.

That’s all folk!

 

mercoledì, 31 ottobre 2007

G8: GENOVA 2001/2007
Sei anni di pestaggi istituzionali

 

Sei anni fa ci furono i pestaggi indiscriminati per strada contro manifestanti inermi, le reclusioni coatte nei centri di detenzione temporanea, il massacro spaventoso alla scuola Diaz.

Sei anni fa ci furono i denti rotti, gli arti fratturati, le teste aperte, i polmoni fratturati, gli arrestati misteriosamente scomparsi per giorni.

Sei anni fa ci fu un omicidio.

Ma è accaduto veramente tutto questo? Ho quotidianamente a che fare con adolescenti: sedici, diciassette, diciott'anni, a volte anche più giovani. Di quei giorni del luglio 2001, ignorano anche l'esistenza. Conoscono a memoria la reconquista spagnola del '400, la peste nel Monferrato, o eventi recentissimi, come l'11 settembre o la guerra in Afganistan. Di Genova, niente. E se la differenza tra storia e oblio sta nella persistenza degli eventi, allora è lecito chiedersi se Genova sia mai esistita, se quei tre giorni di totale e arbitraria sospensione dello stato di diritto siano mai accaduti.

Di certo in sei anni le istituzioni hanno costruito una vulgata che dice che Genova 2001 fu un assedio guidato da orde di facinorosi, incendiari e devastatori, che misero a ferro e fuoco la città, costringendo le forze dell'ordine ad una azione repressiva che, loro malgrado, in pochi e circoscritti episodi, degenerò inevitabilmente in violenza.

I filmati, i documenti e le testimonianze dirette, smontano pezzo per pezzo la vulgata istituzionale, rovesciandola completamente. Ma i documenti sono sepolti da sei anni nel sottobosco della controinformazione, delle pubblicazioni indipendenti, del tam tam telematico. Sepolti dall'assoluto silenzio dell'informazione ufficiale.

Oggi, il capolavoro delle istituzioni si è definitivamente compiuto. È stata respinta la richiesta di una commissione monocamerale d'inchiesta sui fatti legati al G8 di Genova. A respingerla un governo di centrosinistra, lo stesso governo che aveva inserito la commissione nel programma elettorale. Direi, tristemente, che riguardo a Genova si chiude un ciclo: era stato sempre il centrosinistra (governo D'Alema) a pianificare il vertice genovese e a dare un primo esempio di "prova di forza" a Napoli, nel marzo 2001 (governo Amato). Ed è sempre il centrosinistra (Prodi II, giugno scorso) a "rimuovere" il capo della polizia De Gennaro per poi, prontamente, promuoverlo a capo di gabinetto del ministero dell'interno.

Il centrosinistra ha perso l'ennesima occasione per stare dalla parte dei diritti, della verità e della giustizia. Il parlamento italiano ha perso l'ennesima occasione di confrontarsi con la sua storia più recente, affrontando frontalmente un episodio che ha scandalizzato il mondo intero. Al contrario, ai pestaggi di piazza di quei giorni, sono seguiti soltanto altri pestaggi, istituzionali stavolta: l'archiviazione dei fatti di Piazza Alimonda, la richiesta complessiva di 225 anni di reclusione per i 23 manifestanti imputati di devastazione e saccheggio, la promozione di tutti gli alti vertici della polizia responsabili del massacro alla Diaz e, da ultimo, il rifiuto della commissione parlamentare d'inchiesta.

Così, di fatto, Genova non esiste più, condannata all'oblio perpetuo. Per continuare a farla vivere c'è bisogno di disseppellire i documenti, di mostrarli, farli conoscere.
Fare, in sostanza, quella grande operazione di trasparenza di cui l'Italia avrebbe assoluto bisogno e che, il parlamento, ha deciso di oscurare.
 
A questo proposito:
Il mio spettacolo, Con il tuo sasso , dedicato a quei giorni, torna ufficialmente (e necessariamente) in pista, ovviamente aggiornato a questi ultimi, deprimenti avvenimenti.

Come sempre, sono disponibile a farlo pressoché ovunque.

Sto organizzando in questi giorni le nuove date.

Chi fosse interessato (a vederlo o a organizzare una serata) mi contatti subito…
 
Riccardo Lestini
sabato, 30 giugno 2007

La lunga notte di Genova
Uno spettacolo e i diritti negati

Esattamente quattro anni fa debuttava il mio monologo "Con il tuo sasso", dedicato al G8 di Genova. Fu l'inizio di un'avventura esaltante, che per tre anni mi ha portato in giro in tutta Italia, nelle situazioni più disparate. Stare tre anni "in tour" con lo stesso spettacolo è, per qualsiasi "teatrante", un risultato unico. Eppure quel monologo fu molto, molto più che teatro.
Fu una battaglia, prima di tutto. Una battaglia affinché si parlasse di diritti, di quei diritti calpestati, vilipesi, umiliati e offesi durante le terribili giornate del luglio 2001. Nel suo piccolo, quello spettacolo fu un eccezionale termometro per misurare la percezione dei fatti di Genova in tutta Italia. In tre anni è capitato di tutto: ho ricevuto insulti, accuse, minacce, addirittura un'aggressione in piena regola sul palco. Ma quasi sempre fu un successo: i dibattiti accesi, l'affetto della gente, la rabbia, le coscienze smosse, la voglia di gridare. E di cambiare. Girando, ho scoperto luoghi nascosti d'Italia, luoghi negli angoli più remoti dove si fa politica vera, tra la gente e per la gente, dove le persone discutono guardandosi in faccia (in Friuli, in particolare...per non parlare di Garessio, uno sperduto paesino del Piemonte). Altro che antipolitica...E ho conosciuto una quantità di gente veramente straordinaria.
I primi tempi del tour ero una trottola: non passava settimana senza che avessi due, tre, a volte anche quattro serate. Poi, l'ultimo anno, dall'autunno 2005 alla primavera 2006, le cose sono cambiate. Le serate che si facevano sempre più rare avevano un significato ben più profondo del "calo fisiologico" a cui ogni spettacolo, per forza di cose, è destinato dopo tre anni di repliche ininterrotte. Significava il calo di attenzione e di interesse per tutta la questione Genova. E potrebbe anche sembrare normale non avere più interesse per una questione vecchia, ormai, ben sei anni. Ma normale non è, non lo è per niente. Perché la lunga notte di Genova non è affatto finita. In questi sei anni non si è riusciti a venire a capo di niente, nessun processo ha avuto conclusione, spesso nemmeno un inizio. Piazza Alimonda, per esempio. In quanti sanno che la questione sull'omicidio di Carlo Giuliani è stata archiviata senza che si svolgesse un vero processo? E tutte le violenze di strada? Dove è stata fatta, veramente, giustizia? Per non parlare poi del caso più clamoroso, la scuola Diaz. Per quella storia "cilena", ci sono prove inoppugnabili: pestaggio indiscriminato di manifestanti inermi (e assolutamente innocenti), insabbiamento, depistaggio, introduzione da parte della stessa polizia di due molotov all'interno della scuola per incriminare gli occupanti di associazione a delinquere, lesioni fisiche aggravate, confessioni inequivocabili dall'interno della stessa polizia. Uno tra i processi più complicati della storia, quello della Diaz, che vede imputati alcuni tra i più alti vertici della Polizia Italiana. Non semplici agenti, ma uomini che occupano posizioni chiave ai vertici della polizia (e quindi della politica) italiana. Di quel processo non se ne è mai parlato, stampa e televisione hanno taciuto, così come hanno taciuto sulle innumerevoli contraddizioni e incongruenze relative a Piazza Alimonda, sui misteriosi depistaggi e insabbiamenti che circondano la morte di Carlo.
Quello spettacolo, nel suo piccolo, voleva anche e soprattutto informare, sopperire alla mancanza, in Italia, di un'informazione vera, degna di questo nome, alla mancanza del coraggio, sempre in Italia, di guardare dentro il proprio marciume, dentro la degenerazione becera che, continuamente, vede protagoniste le istituzioni.
Oggi si torna a parlare di Genova. Il capo della polizia De Gennaro è stato iscritto nel registro degli indagati per le vicende legate alla scuola Diaz. Sarebbe da gridare un Alleluja di liberazione, e forse sarebbe da scrivere un bel monologo comico sul fatto che il nuovo capo della Polizia si chiama Manganelli, ma il tutto getta ancor più nello sconforto.
Con Manganelli non cambia assolutamente niente, e De Gennaro, nonostante le indagini a suo carico, viene prontamente "dirottato" al ministero dell'Interno, braccio destro di Amato.
Mi sento preso in giro, come cittadino prima di tutto. E poi Genova ce l'ho ancora sulla pelle, negli occhi, anche se da quei giorni tremendi tornai miracolosamente illeso (avevo altre ferite, dentro...). Mi sono spesso chiesto, in quest'ultimo anno, e soprattutto in questi giorni in cui si è tornato a parlare di Genova, se anch'io non fossi stato vittima del "calo fisiologico", se anch'io, davanti al calo d'interesse e d'attenzione per il G8, non mi fossi rassegnato, tirando i remi in barca stanco e deluso, rinunciando a proporre ancora, dopo tre anni, il mio piccolo monologo. Forse sì. O forse quello spettacolo non ha più niente da dire. Andrebbe aggiornato, oppure ne andrebbe scritto un altro. Un altro in cui si parlasse di processi negati, di rimozioni dagli incarichi che si trasformano misteriosamente in promozioni, di trecentomila persone che quei giorni lontani del luglio di sei anni fa calpestarono asfalto rovente con addosso la paura di morire e che, ancora oggi, aspettano giustizia.
Forse lo farò. Se interessa qualcuno. 

venerdì, 28 luglio 2006

Previti libero
Due parole sull'indulto

L'imbarazzo che provo in questo momento, m'imporrebbe il silenzio: tuttavia, credo che anche le peggiori contraddizioni che si agitano dentro di noi, sia sempre meglio esternarle che metterle a tacere.
Provo imbarazzo su tutta quanta la vicenda dell'indulto, perché il problema delle carceri, del sovraffollamento, delle condizioni paurose in cui versano, dell'atmosfera da lager che vi si respira, mi è sempre stato particolarmente a cuore.
Per questo, il provvedimento approvato oggi alla camera dovrebbe farmi come minimo felice. Ma non è così. Se si tratta infatti di un provvedimento giusto nelle intenzioni che ne stanno a priori, nella sostanza finisce per essere un papocchio colossale.
Nel giro di cinque/sei mesi le carceri verranno svuotate rimettendo in libertà qualcosa come dodicimila detenuti: quindi fuori i condannati per spaccio, furto, immigrazione clandestina, in gran percentuale stranieri e tossicodipendenti.
Giustissimo, anche se rimettendo in liberta quest'ingente numero di condannati, non viene minimamente affrontato il problema nelle sue fondamenta.
A mio avviso infatti, il problema non è tanto rimettere in libertà dieci, venti, cinquantamila detenuti. Il problema è intervenire sui TERRITORI e rendere possibile un DECENTE E DIGNITOSO RINSERIMENTO NELLA SOCIETA' CIVILE DI QUESTE PERSONE. Ma questa è una problematica che dal provvedimento in questione non viene minimamente affrontata. Anzi, visto che la nuova legge prevede la revoca della sospensione di pena se viene commesso lo stesso reato entro cinque anni, senza le necessarie garanzie di rinserimento sociale, il rischio di recidività è altissimo.
Inoltre, cosa più importante, è arrivato il momento di fare una serie indagine carcere per carcere e rendersi finalmente conto dell'assoluta INADEGUATEZZA di tali strutture. Le carceri sono posti abominevoli, disumani, che purtroppo resteranno tali anche con dodici mila detenuti in meno.
Così com'è, l'indulto mi sembra un semplice tappabuchi.

C'è però un'altra questione, per la quale a mio avviso si può parlare di vero e proprio scandalo. Dell'indulto dovrebbero beneficiare soltanto i colpevoli di reati "minori". Invece ne usufruiranno "poveracci" come Sergio Cragnotti (crack Cirio), Callisto Tanzi (crack Parmalat), Stefano Ricucci (bancarotta fraudolenta e truffa aggravata), tanto per fare qualche nome.
E la vicenda G8? La settimana scorsa, su questo blog, parlavo proprio dei processi ancora aperti per le violenze perpetrate dalle forze dell'ordine alla Scuola Diaz e a Bolzaneto. "Grazie" all'indulto calerà il sipario anche su quei processi, portando nell'abisso qualsiasi speranza di verità sui tanti punti ancora oscuri relativi a quei giorni d'inferno.
Ciliegina sulla torta: Cesare Previti, il beneficiario per eccellenza di questo provvedimento. Condannato a sei anni per corruzione giudiziaria nel processo Imi-Sir, attualmente ai domiciliari, tra poco sarà libero: per riacquistare la libertà gli sarà necessario un lavoro "socialmente utile". Il suo avvocato ha parlato della Caritas e di Amnesty International...

...ma ve lo immaginate Previti che lavora per Amnesty????

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mercoledì, 26 luglio 2006

Tournée
VadeMeCum Dell'Attore Indipendente

Ecco TOURNEE, altro spazio di questo blog che inauguro proprio oggi.
Oltre alla scrittura, nella mia vita c'è il cinema e, appunto, il teatro. Ho passato molto tempo su e giù per l'Italia con i miei spettacoli...
Ho pensato: magari, chissà, a qualcuno questi raccontini di avventure e sventure di un attore "indipendente" possono interessare...
Buona lettura...

Tu metti un giorno a Venezia...

Settembre 2002. In realtà tutto sarebbe cominciato tanti anni prima, ma adesso non è il caso di perdersi in ricordi e racconti troppo lontani. E' sufficiente sapere che prima di allora, di teatro ne avevo fatto tanto: tantissimo come attore, tanto come regista e come autore.
Qualche mese prima, mi ero buttato nella costruzione di uno spettacolo fatto di monologhi: si chiamava "Gatti Randagi", e i vari pezzi (tutti o quasi scritti da me) erano tenuti insieme dal fatto che in ognuno si parlava, appunto, di gatti randagi, cioè degli ultimi del mondo, di quelli che non stanno mai sotto i riflettori, degli umiliati, vilipesi, offesi...
Era la prima volta che affrontavo uno spettacolo da solo: io regista, io autore, io unico attore. L'esperimento, tuttavia, funzionò. Ci furono qualcosa come una decina di serate (un record, per un semiprofessionista, semisconosciuto e semirincoglionito), che andarono tutte molto bene.
Stavo giusto riflettendo a come poter far crescere e girare questo spettacolo quando si presentò una bellissima occasione. Tra i vari monologhi che componevano lo spettacolo, ce n'era uno dedicato al G8: "Genova Libera", un pezzo brevissimo di appena 7 minuti, nel quale sintetizzavo al massimo quei due giorni d'inferno, interpretando in pochissimo tempo una miriade di personaggi. L'avevo scritto così, di getto, quasi per esorcizzare in qualche modo la terribile esperienza dei giorni di Genova dell'anno prima. Ricordo che nemmeno riuscii a provarlo più di tanto. Anche la prima rappresentazione in pubblico, avvenne altrettanto di getto. A teatro ho da sempre affrontato tematiche civili e politiche, ma sempre con una buona dose di metafora: era la prima volta che affrontavo un discorso in maniera così diretta.
Ma tant'è...arrivò l'occasione di fare "Genova Libera" a Venezia, proprio durante la Mostra del Cinema, come "lancio" di un documentario dedicato al G8: "Genova senza risposte". Il film era stato ovviamente dirottato in una sala periferica, a mezzanotte, e per attirare l'attenzione organizzammo una serie di performance davanti al Casinò, tra cui c'era, appunto, il mio monologo.
Faceva un caldo tremendo. Recitai per due volte sotto il sole, sgolandomi per attirare l'attenzione delle persone sedute sui gradini del casinò. Fu bellissimo.
Per la terza e ultima rappresentazione, si improvvisò un corteo dal casinò al Palazzo del Cinema: entrammo abusivamente sulla passerella rossa delle star e lì gli altri mi dissero di fare il monologo. Mi ritrovai così, improvvisamente, a recitare sul tappeto rosso di Venezia: un'emozione incredibile.
A vedere c'erano i genitori di Carlo...alla fine Haidi, che ancora non conoscevo, non mi disse niente: mi abbracciò soltanto, un abbraccio lunghissimo e infinito che non dimenticherò mai. Poi mi guardò fisso negli occhi e disse: "Cambiati la maglietta, sei tutto sudato, ti verrà un accidente...".
Credo sia stato uno dei momenti più intensi di tutta quanta la mia vita. Poi mi si avvicinò Cisco, l'allora cantante dei Modena City Ramblers, per farmi i complimenti. Io davvero, non ci potevo credere: Venezia, il tappeto rosso, Haidi, i Modena...tutto così alla svelta, tutto così inaspettato, così imprevisto...
Dopo il film, andammo ad una festa, poi passeggiammo per Venezia fino a prendere un autobus per la stazione di Mestre. Avevamo il treno per Firenze alle due e mezzo di notte. Io, stremato e con troppe emozioni addosso, crollai e mi addormentai sul sottopassaggio della stazione. Credo che quando arrivò il treno fui trasportato dentro in spalla da qualche anima pia.
Il giorno dopo, a mezzogiorno, fui svegliato dal telefono. Pensavo che per metabolizzare tutte le emozioni del giorno prima mi ci sarebbero voluti sei mesi, ma ancora non sapevo cosa mi sarebbe successo di lì a poco.
Al telefono mi informavano che i Modena City Ramblers mi stavano cercando. Appurato che non si trattava di uno scherzo del mio amico Lapo, segnai su un foglietto spiegazzato il numero di cellulare di Cisco. Lo chiamai.
"Senti", mi disse, "il tuo pezzo sul G8 ci è piaciuto davvero tanto...ti andrebbe di venire in tour con noi e aprire i concerti con il tuo monologo?"
Credo di aver balbettato qualcosa di incomprensibile, ma Cisco deve aver capito che si trattava di un sì.
"Cominceremmo domani, a Modena, alla festa nazionale dell'Unità..."
Balbettai ancora più forte....
"Però...", proseguì Cisco, "stasera saremmo a Genova...lo so che è tardi, ma se ce la facessi a raggiungerci, sarebbe meraviglioso! Ti rendi conto che emozione? Aprire un concerto, a Genova, con un pezzo sul G8! Però se non ce la fai per stasera, non ti far problemi..."
Non ce la faccio? Sarei andato anche a piedi a Genova. Da quel momento, la fuga: tre minuti per controllare gli orari su Internet, due minuti e mezzo per lavarmi, un minuto per abbozzare un'improbabile valigia, dodici secondi per avvertire via telefono i miei che me ne andavo in tour con i Modena e dieci minuti per andare alla stazione.
Alle otto meno un quarto ero a Genova. Mi vennero a prendere alla stazione, mi portarono all'area concerto, mi ritrovai improvvisamente a cena con tutti i Modena al completo e lì, finalmente, realizzai ciò che in tutte quelle ore non avevo minimamente osato pensare: DOPO POCO PIU' DI 30 MINUTI MI SAREI RITROVATO A RECITARE DAVANTI A CINQUEMILA PERSONE CHE NON ERANO ASSOLUTAMENTE LI' PER ME...
PANICO...le gambe iniziarono a tremare, diventai bianco come un cencio, iniziai a chiamare tutti gli amici più intimi, piansi al telefono, volevo scappare a Ventimiglia e non tornare più.
Con il radiomicrofono addosso, mi sentivo ancor più improbabile. I Modena allora, capirono la situazione, e furono ASSOLUTAMENTE FANTASTICI. Mi tranquillizzarono e mi incoraggiarono come non aveva mai fatto nessuno in vita mia.
Mi ritrovai dietro le quinte con una paura pazzesca ma con una carica di adrenalina indescrivibile. Il pubblico cantava "Bella Ciao", poi iniziò a scandire "Modena, Modena!".
Si spensero le luci e seguì un boato assordante. Si accese poi la "mia" luce. Entrai: ero solo davanti a 5000 persone che, vedendomi, ammutolirono di colpo. Ognuno di loro, in quel momento, si sarà chiesto: "e questo qui chi cazzo è?".
Presi fiato e gridai: "Genova Libera!!!!". Seguì un applauso incredibile.
Poi iniziai a recitare. So che andò non bene, ma benissimo...ma non posso raccontare i dettagli...chi se li ricorda?? Troppa emozione, bellissima, irripetibile, assurda, tutta insieme e tutta imprevista...
In una parola: UN SOGNO.
Quando uscii di scena, tutto stordito e con le lacrime addosso per l'emozione, capii che era vero quello che mi ripeteva sempre il primo regista con cui ho lavorato: IL TEATRO E' IL REGNO DELL'IMPOSSIBILE.

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venerdì, 21 luglio 2006

Genova per chi...
Cinque anni dopo...

Oggi, cinque anni fa, una vita.

Oggi, cinque anni fa, avevo addosso una maglietta double face con disegnate tante formichine: sul davanti c'era scritto "Sembra che in alcune circostanze il socialismo sia veramente possibile", mentre dietro "è solo che Karl Marx considerò la specie sbagliata".

Quella maglietta è ancora lì, piegata per bene nel mio armadio: poche volte, in cinque anni, me la sono sentita di rindossarla. Ha addosso troppi odori, troppo asfalto, troppi rumori e troppa follia.

Oggi, cinque anni fa, il rumore degli elicotteri. E' strano, ma ancora oggi, cinque anni dopo, ho un lieve sussulto e un accenno di corsa, a sentire quel rumore.

Cos'è stata Genova, cos'è stato il G8, cosa sono stati quei giorni caldi come questi di cinque anni fa?
E' difficile dirlo, soprattutto per noi che ci siamo stati, che abbiamo corso e siamo stati rincorsi, noi che abbiamo tremato, visto amici sparire nel nulla per giorni, sentito i manganelli sulla pelle e tornati a casa con un bagaglio incancellabile di ferite.
E' difficile, perché a modo suo Genova 2001 è già entrata nella storia, con la sua versione ufficiale a metà tra il manuale e il rotocalco da un verso, tra l'agiografia e il simbolismo dall'altro.

C'è questa storia ufficiale che stentiamo a digerire, a riconoscere. Una storia ufficiale che non ci appartiene più e non ci è mai appartenuta.
Noi ne abbiamo un'altra, di storia, che è personale e collettiva al tempo stesso. E' una storia fatta di cuore e batticuore, un incrocio di strade, una vita intera vissuta in due o tre giorni che ancora ci fa tremare.
Ci fa tremare perché è stato tremendamente difficile conservarla, raccontarla: in troppi non ci hanno creduto e in troppi non ci sono stati nemmeno a sentire.
Ci fa male perché siamo spariti sotto le macerie delle cifre e dei numeri, sotto la polvere delle strade e dei referti medici, negli elenchi degli arresti, delle scarcerazioni, dei processi.
Ma soprattutto ci fa rabbia, e allora è impossibile rassegnarsi. Non siamo reduci che si ritrovano al fuoco di un camino a raccontarsi due giorni di corsa a scappare dall'urlo delle sirene.
Se tutto quanto fosse finito sì, potremmo dirci reduci e sopravvissuti. Ma Genova no, non è ancora finita, oggi, cinque anni dopo.

Aspettiamo ancora verità e giustizia. Nessuno ne parla, ma i processi contro le forze dell'ordine per le violenze della Diaz e della caserma di Bolzaneto sono ancora aperti. Nessuno ne parla, ma per quelle violenze sono indagati alcuni tra i più alti vertici della nostra polizia, cioè quell'organo che dovrebbe assicurarci sicurezza e incolumità.
Nessuno ne parla, ma ancora non c'è stata risposta per quella assurda sospensione dello stato di diritto, sostituito con lo stato militare, che è stata assoluta e soprattutto è stata sistematica e decisa a tavolino.

Nessuno ne parla, ma il caso di Piazza Alimonda è stato archiviato. Ad arte, aggiungo. E se è difficile credere ancora alla giustizia, alla verità abbiamo il diritto di farlo, anche e soprattutto per Piazza Alimonda.
Già, Piazza Alimonda, cinque anni e un giorno fa.
Piazza Alimonda, un ragazzo di ventitré anni freddato alla testa da un colpo di pistola.
Piazza Alimonda, un ragazzo di ventitré anni e il suo sangue lungo la strada.
Piazza Alimonda, né un eroe, né un martire, né un delinquente: un ragazzo, solo un ragazzo.
Un ragazzo che adesso non c'è più....
Ciao Carlo...buonanotte, biondino...

***Se volete farvi un'idea di quel che è realmente successo a Genova 2001, dei processi ancora in corso, vi consiglio questi due link:
www.veritagiustizia.it
www.piazzacarlogiuliani.org
In quest'ultimo, trovate informazioni su un DVD: "Quale verità per Piazza Alimonda", che ricostruisce passo dopo passo, con l'ausilio di documenti video e fotografici inediti (stranamente MAI mostrati dalla TV), quelle ore drammatiche (compratelo!!!).
Sull'argomento, ho scritto un monologo teatrale/controinchiesta, in cui ricostruisco tutti gli avvenimenti genovesi. Se volete il testo, chiedetemelo via mail (è gratis....).

postato da: riccardoblog alle ore 08:50 | Permalink | commenti (9)
categoria:pensieri, poesia, politica, storia, attualità, genova 2001